Un leader per i repubblicani
Alla festa del Gop non si va d’accordo neppure sul Patriot Act
In tutte le kermesse politiche sono le assenze a dare nell’occhio più delle presenze. Non fa eccezione alla regola la Conservative Political Action Conference (Cpac), l’adunata dell’universo conservatore che inizia oggi la sua tre giorni, un classico dell’inverno politico di Washington dal 1976. Non ci sarà soprattutto lei, Sarah Palin, che non ha offerto giustificazioni alla sua assenza. Rick Santorum, potenziale candidato per il 2012 e compagno di Palin nella macchina dei commentatori di Fox News, ha dato una spiegazione caustica.
22 AGO 20

In tutte le kermesse politiche sono le assenze a dare nell’occhio più delle presenze. Non fa eccezione alla regola la Conservative Political Action Conference (Cpac), l’adunata dell’universo conservatore che inizia oggi la sua tre giorni, un classico dell’inverno politico di Washington dal 1976. Non ci sarà soprattutto lei, Sarah Palin, che non ha offerto giustificazioni alla sua assenza. Rick Santorum, potenziale candidato per il 2012 e compagno di Palin nella macchina dei commentatori di Fox News, ha dato una spiegazione caustica: “Ho come il presentimento che lei chieda qualcosa in cambio per il disturbo, e credo che abbia a che fare con benefit di natura economica”, ha detto l’ex senatore. In agenda non compaiono il neosenatore della Florida, Marco Rubio, e il governatore del New Jersey, Chris Christie, esponenti della nuova generazione; non ci sarà nemmeno William Kristol, direttore del Weekly Standard, e con lui un’importante fetta dei neocon. La Cpac è il termometro del Partito repubblicano: stabilisce le gerarchie interne e lancia possibili nomi per il Gop che verrà, anche se poi la macchina elettorale può smentire tutto. Ma prima ancora dell’apertura, i messaggi che vengono dalla Cpac parlano di un partito nervoso e diviso; tanto diviso che martedì i repubblicani alla Camera non sono riusciti a far passare l’estensione del Patriot Act, il piano per la sicurezza nazionale fatto da Bush dopo l’11 settembre. Una materia su cui la destra non dovrebbe avere granché da discutere.
La prima e dirimente questione è la presenza di Goproud, associazione di conservatori gay che alla Cpac ha donato tanto e quindi viene accolta con il tappeto rosso. Grover Norquist, consigliere dell’associazione che organizza la Cpac, siede anche nel board di Goproud e ha spinto per invitare i rappresentanti della comunità gay contro il volere di David Keene, il portavoce della Cpac, che per contro è guardato di traverso per i suoi legami con le lobby delle grandi corporazioni. Norquist è anche l’uomo in prima linea per la campagna conservatrice fra i musulmani (non perde occasione per parlare della moglie palestinese) e ha invitato al convegno di questo fine settimana l’associazione Muslims for America, la stessa che ha fatto una campagna a favore della moschee a Ground Zero.
Quello che potrebbe sembrare un litigio da retrobottega rappresenta in realtà una spaccatura fra due modi di intendere il Partito repubblicano, una lotta che vede opposti i conservatori sociali ai libertari. I primi non sono disposti a negoziare su aborto, matrimonio gay, visione dell’occidente opposta al mondo dell’islam, mentre i secondi predicano meno tasse e tagli al budget, ma per il resto sono per una specie di “anarchia etica”. Molte associazioni, fra cui l’Heritage Foundation, storico think tank dell’era Reagan, questo fine settimana non ci saranno, e nonostante gli organizzatori dicano che “lo fanno solo per farsi pubblicità”, il programma della Cpac restituisce la chiara sensazione che il panorama reppubblicano sia mutilato.
Non ci prende molto spesso, ma lo “straw poll” con cui si chiude la Cpac è un rituale irrinunciabile. Funziona così: durante il convegno si ascoltano gli interventi, si dibatte, si stringono relazioni e alla fine i delegati dell’associazione votano per il nome che ritengono più valido per candidarsi alla Casa Bianca. A parte Sarah, i nomi ricorrenti per la candidatura del 2012 saranno tutti sul palco ed è difficile nascondere il desiderio di prevalere nello straw poll, anche se non conta nulla ai fini elettorali. Ci saranno il governatore dell’Indiana, Mitch Daniels, il preferito dai conservatori fiscali, John Bolton, ex ambasciatore presso l’Onu e grande falco dell’era Bush. Ci sarà il mormone Mitt Romney, che di solito vince a mani basse lo straw poll ma solitamente perde quando conta davvero. John Thune – preferito dai neocon – e il rispettato Tim Pawlenty saranno della partita assieme al governatore del Mississippi, Haley Barbour. Immancabile il magnate della pizza Herman Cain, l’unico che ha ufficialmente aperto un comitato esplorativo per vagliare se è il caso o meno di candidarsi. Questi proveranno a farsi notare nel salotto repubblicano mentre Donald Rumsfeld firma copie delle sue memorie.
Quello che potrebbe sembrare un litigio da retrobottega rappresenta in realtà una spaccatura fra due modi di intendere il Partito repubblicano, una lotta che vede opposti i conservatori sociali ai libertari. I primi non sono disposti a negoziare su aborto, matrimonio gay, visione dell’occidente opposta al mondo dell’islam, mentre i secondi predicano meno tasse e tagli al budget, ma per il resto sono per una specie di “anarchia etica”. Molte associazioni, fra cui l’Heritage Foundation, storico think tank dell’era Reagan, questo fine settimana non ci saranno, e nonostante gli organizzatori dicano che “lo fanno solo per farsi pubblicità”, il programma della Cpac restituisce la chiara sensazione che il panorama reppubblicano sia mutilato.
Non ci prende molto spesso, ma lo “straw poll” con cui si chiude la Cpac è un rituale irrinunciabile. Funziona così: durante il convegno si ascoltano gli interventi, si dibatte, si stringono relazioni e alla fine i delegati dell’associazione votano per il nome che ritengono più valido per candidarsi alla Casa Bianca. A parte Sarah, i nomi ricorrenti per la candidatura del 2012 saranno tutti sul palco ed è difficile nascondere il desiderio di prevalere nello straw poll, anche se non conta nulla ai fini elettorali. Ci saranno il governatore dell’Indiana, Mitch Daniels, il preferito dai conservatori fiscali, John Bolton, ex ambasciatore presso l’Onu e grande falco dell’era Bush. Ci sarà il mormone Mitt Romney, che di solito vince a mani basse lo straw poll ma solitamente perde quando conta davvero. John Thune – preferito dai neocon – e il rispettato Tim Pawlenty saranno della partita assieme al governatore del Mississippi, Haley Barbour. Immancabile il magnate della pizza Herman Cain, l’unico che ha ufficialmente aperto un comitato esplorativo per vagliare se è il caso o meno di candidarsi. Questi proveranno a farsi notare nel salotto repubblicano mentre Donald Rumsfeld firma copie delle sue memorie.